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Filottete e la Magna Grecia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 13 Febbraio 2008 16:44

Filottete, l’eroe tessalo conosciuto come impareggiabile arciere, pastore e cacciatore più che come un guerriero, secondo le fonti letterarie divenne famoso per aver dedicato ad Apollo Aleo un santuario, nei pressi del promontorio di Punta Alice, nell’attuale centro di Cirò Marina. Egli, dopo essere giunto in Magna Grecia a seguito della distruzione di Troia, qui avrebbe consacrato alla divinità, dalle evidenti connotazioni microasiatiche, le mitiche armi (arco faretra e frecce), donategli da Eracle. Lo scenario in cui si svolge l’intera vicenda occidentale di Filottete è, del resto, l’area a nord di Crotone, tra i territori degli attuali comuni di Strongoli e di Cirò. Non è un caso, inoltre, che la morte eroica in battaglia alleato dei Rodii guidati da Tleptolemo contro gli Ausoni Pelleni (coloni achei), lo abbia colto in questi luoghi. In quanto alla sua tomba, Licofrone narrava fosse posta nei pressi del santuario di Apollo Aleo, anche se i riti funerari a lui dedicati sarebbero stati celebrati nell’insediamento indigeno di Macalla, presumibilmente da individuare nell’attuale sito di Le Murgie di Strongoli. Lo Ps. Aristotele, invece, sottolineava come il culto di Filottete fosse celebrato anche in area sibarita e le sue spoglie mortali sarebbero state sepolte nei pressi del fiume omonimo, forse l’attuale Coscile. Alla fine del VI sec. a.C., dopo la vittoria su Sibari, è credibile, anche se non è certo, che i Crotoniati avessero saccheggiato il tempio di Apollo Aleo e avessero trasferito le armi di Filottete, dono di Eracle, in un’altra area sacra di Crotone.

Tuttavia, le tradizioni occidentali focalizzano l’attenzione su peculiari aspetti della personalità filottetea e in special modo sul fatto che egli abbia sempre vissuto al di fuori dei consueti modelli di vita sociale dei Greci. È lecito, dunque, che Filottete possa essere ritenuto un simbolo, o meglio il paradigma dei contatti integrativi, dell’aggregazione e della interazione tra allogeni ed epicori, sino a divenire, per molte fonti letterarie, il fondatore degli insediamenti autoctoni posti topograficamente fra la Sibaritide e la Crotoniatide: Chone, Krimissa, Macalla e Petelia. Tutto ciò già in una fase ampiamente precedente alla colonizzazione greca di età storica, amplificando la sua valenza in un ambito che solo successivamente viene occupato anche da coloni provenienti dalle diverse città dell’Acaia. Riteniamo, tuttavia, che il suo mito avesse agito come catalizzatore delle potenzialità epicorie sino alla definizione di una strutturazione insediativa dei gruppi autoctoni in senso protourbano.

La leggenda dell’eroe è, del resto, certamente attestata in tutto il comprensorio incluso tra il promontorio di Punta Alice a nord e Capo Colonna a sud, dove era posto l’altro importantissimo santuario: l’Heraion Lacinio, vicino Crotone. Che il fulcro del comprensorio filotteteo sia quello limitrofo a Punt’Alice, e all’area di Strongoli, lo comproverebbero anche le cospicue evidenze archeologiche, che segnano una complessa presenza di insediamenti indigeni dalla Media Età del Bronzo, perduranti, senza alcuna cesura o soluzione di continuità, sino a tutto il III sec. a.C., contraddistinti da indubitabili segni di autonomia culturale. Stando così le cose il santuario di Apollo Aleo, seppure strutturato greco more, siamo certi che abbia ricevuto solidi apporti anche da parte delle componenti anelleniche, cosa, del resto, oramai ben evidenziata dalla stretta relazione esistente col territorio circostante che i nostri studi hanno messo in particolare risalto.

L’area sacra è, infatti, il fulcro essenziale, il perno dell’articolazione del comprensorio autoctono, e per ribadire ciò riteniamo determinante sottolineare come possa essersi instaurato nell’immaginario delle genti indigene un processo sincretistico in grado di legare indissolubilmente Apollo-Eracle e Filottete e che a giudicare dai risultati dovette giungere a buon fine. Non sfugga, infine, che l’Apollo venerato a Cirò, specificamente connesso a peregrinazioni, è caratterizzato da un’armatura molto leggera, tipica degli arcieri, e anche la lunga e folta capigliatura sembra prospettare a livello semantico ulteriori continui agganci alla tradizione di Filottete, arciere vincolato al mondo agro-pastorale e perciò in grado di permeare la cultura indigena, divenendo il caposaldo di un contesto di agglutinazione, scambio e integrazione, con i Greci insediatisi sulla costa ionica.

Guglielmo Genovese

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Ottobre 2009 20:31